LA LUCE DEI FALO’ DI SANT’ANTONIO ABATE ILLUMINA 5 PAESI.

Anche se le festività natalizie sono terminate, sui Monti Dauni settentrionali continuano i numerosi appuntamenti con la tradizione. Il week end ormai alle porte illuminerà ben 5 centri del comprensorio con i caratteristici fuochi in onore di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici. L’antichissimo rito affonda le radici nell’antichità, e si arricchisce di significati che trovano il loro essere nel mondo del sacro e del profano. Ecco, qui di seguito, alcuni cenni storici e curiosità su questo santo e sul significato di questa ricorrenza.

Chi è Sant’Antonio Abate

Sant’Antonio Abate è il beato del fuoco, protettore del bestiame e dei campi. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. Anche l’imperatore Costantino e i suoi figli, pare, ne cercarono il consiglio. Antonio si dedicò, dunque, alla cura dei sofferenti, operando guarigioni miracolose e scacciando il diavolo. Da allora Antonio è il ‘Grande’ capace di sconfiggere le malattie più terribili – il fuoco di Sant’Antonio – e di lenire il dolore dello spirito. La sua vita è raccontata da un discepolo, sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Concilio di Nicea. Il Santo viene spesso raffigurato con un bastone, il fuoco ai suoi piedi, un Tau e un maiale accanto a lui.

Sant’Antonio fu presto invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili.

Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.

La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant’Antonio.

A partire dall’XI secolo gli abitanti delle città si lamentavano della presenza di maiali che pascolavano liberamente nelle vie e i Comuni s’incaricarono allora di vietarne la circolazione ma fatta sempre salva l’integrità fisica dei suini «di proprietà degli Antoniani, che ne ricavavano cibo per i malati (si capirà poi che per guarire bastava mangiare carne anziché segale), balsami per le piaghe, nonché sostentamento economico. Maiali, dunque, che via via acquisiscono un’aura di sacralità e guai a chi dovesse rubarne uno, perché Antonio si sarebbe vendicato colpendo con la malattia, anziché guarirla.»[7].

Secondo una leggenda del Veneto (dove viene chiamato San Bovo o San Bò, da non confondere con l’omonimo santo) e dell’Emilia, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio e si racconta di un contadino che, preso dalla curiosità di sentire le mucche parlare, morì per la paura.

La festività religiosa legata a Sant’Antonio è molto frequente anche al sud.

IL MAIALE E LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI

Il maiale, compagno inseparabile di Sant’Antonio Abate in tutte le sue rappresentazioni. Nel corso del Medioevo il maiale, che aveva ancora l’aspetto del cinghiale, era infatti l’animale allevato dai monaci antoniani e secondo la tradizione il suo grasso era un antidoto contro l’herpes zoster, noto come il fuoco di sant’Antonio. Al maiale si sono quindi aggiunti altri animali, e per estensione l’abate è diventato il protettore di tutti gli animali domestici e della stalla. Il 17 gennaio, tradizionalmente, la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del Santo. 

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Vita e fertilità ai campi

Sant’Antonio Abate si lega al momento che si vive a metà gennaio, quello in cui torna la luce, in cui il sole risorge sull’orizzonte portando vita e fertilità ai campi. Così come il solstizio o anche l’epifania, queste sono feste dedicate alla luce e al fuoco rituale. Si chiude un anno con un falò, si brucia il passato, si risorge, si rinizia dalla cenere, purificatrice e fertile.

I FESTEGGIAMENTI SUI MONTI DAUNI: APPUNTAMENTI IN 5 PAESI

ALBERONA (VENERDI’ 17 GENNAIO)

Ad Alberona, inoltre, sempre venerdì 17 gennaio si comincerà alle 17 con la messa nella Chiesa Madre, con successiva benedizione degli animali sul sagrato. Alle 18 in Piazza Civetta la vera e propria accensione dei fuochi, da ammirare anche da spenti nelle ore precedenti, dopo essere stati allestiti da gruppi di cittadini. Immancabili, ovviamente, le degustazioni di pietanze tipiche. Al termine l’assegnazione dei premi in palio.

BICCARI (VENERDI’ 17 GENNAIO)

Sempre il 17 a Biccari le manifestazioni prenderanno il via alle 18 con le degustazioni e la musica, contorno all’accensione di sei grandi falò in concorso, allestiti in altrettanti luoghi del paese. 

CASTELNUOVO DELLA DAUNIA (VENERDI’ 17 GENNAIO)

Dopo il grande successo della 34° edizione del Presepe Vivente (oltre 700 presenze),Castelnuovo della Daunia prosegue nell’intento di mantener vive le tradizioni e si prepara per la tipica celebrazione di Sant’Antonio Abate. La festa verrà preceduta dal triduo di preparazione presso la chiesa di San Nicola nei giorni 14, 15 e 16 gennaio. La solennità del 17 gennaio soprannominata “Sant’Andòn, Maschr e Ssòn”, inizierà con la benedizione deglI animali alle ore 17. Si procederà con la Santa Messa delle 18 a cui farà seguito la processione con la rituale benedizione e accensione dei numerosi falò preparati e disposti lungo le vie del
borgo. Chiuderà il percorso il falò di piazza Plebiscito organizzato dalla Pro Loco “G.B. Trotta” dove dalle 20.30, sarà possibile degustare un panino con salsiccia locale, bruschetta con caciocavallo fuso “impiccato” e un buon bicchiere di vino. Non mancherà l’animazione a cura del gruppo folk “I Tallandishat” di Casalvecchio di Puglia e del dj Enzo Rutigliano.

ROSETO VALFORTORE (SABATO 18 GENNAIO)

A Roseto Valfortore, come da tradizione, il terzo sabato di gennaio si illumina alla luce dei Foche de Sant’Antone. Il piccolo centro dei Monti Dauni è già in fermento per l’allestimento dei falò devozionali, accuratamente preparati dai cittadini sin dalle prime ore del mattino in diversi angoli del paese, per essere poi accesi la sera del 18 in onore di Sant’Antonio Abate. La peculiarità dei falò di Roseto Valfortore è indubbiamente quella di essere delle vere e proprie opere d’arte, “falò artistici”. Gli abitanti dei diversi quartieri, organizzati in gruppi di lavoro, preparano le cataste di legno, in modo da far ricreare scene di vita, animali, monumenti e tutto quello che la fantasia detta loro per vincere la gara dei fuochi, una sorta di “palio di Sant’Antonio”. Il tutto immerso nell’irresistibile profumo emanato dai prodotti tipici che si potranno degustare, accompagnati rigorosamente dall’ottimo vino locale e dalla musica popolare. Come tradizione vuole il primo premio della categoria adulti sarà un maiale vero. 

VOLTURINO (SABATO 18 GENNAIO)

L’appuntamento con Sant’Antonio Abate torna anche a Volturino. Sabato 18 Gennaio, presso Piazza Mercato, la Pro loco del piccolo centro ha programmato l’accensione di un grande falò con degustazione di carne di maiale.

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