La proposta di Mignogna: “Riattiviamo le comunità’ locali”

Molte potrebbero essere le scelte politiche e le linee di pensiero volte alla risoluzione dei veri problemi nei territori delle aree interne. Poche, però, sono oggi le soluzioni. Una politica troppo “pratica”, che bada a soluzioni urgenti per risolvere problematiche che all’indomani sono nuovamente presenti. Una vision troppo vecchia, soprapassata, utile a “mettere un tampone”, ma inutile allo sviluppo.
A tutto ciò non può che seguire quella “filosofia della sfiducia” e del disinteresse generale insita in gran parte dei cittadini. Anche sui Monti Dauni, a volte, si vive così. Rari i casi di partecipazione attiva della comunità. Cittadini che interpellano gli amministratori esclusivamente per problemi di “piccola portata”, bisogni minori, come la lampadina da sostituire davanti casa. Se è vero che da una parte la risoluzione di questi “problemi” contribuisce a far aumentare ai sindaci il consenso dei cittadini, e dunque il numero dei loro voti, dall’altra li allontana in qualche maniera dalla famosa politica “partecipata”. Basta fare un salto nel passato per notare che le più grandi battaglie territoriali sono state vinte solo ed esclusivamente quando la popolazione ha partecipato attivamente alle battaglie per i propri diritti.
E’ su questa linea che è improntata l’ultima proposta del sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna, uomo attento alle vere esigenze dei piccoli comuni, assiduo lettore e portatore di risoluzioni di problematiche sull’esempio di altre zone della piccola Italia. Il suo blog melascrivo.it è divenuto una fucina di proposte e possibili idee da seguire. Mignogna non parla mai a caso. Dietro la sua vision c’è sempre un’esperienza vissuta in prima persona, una pagina di un libro che parla delle aree interne, un viaggio attraverso le comunità dei borghi italiani.”La vera forza della Strategia Nazionale dell’Aree Interne – dice il sindaco – è di aver riunito in un unico filo conduttore tutti i territori periferici, montani e rurali del Paese, restituendo loro innanzitutto riconoscimento, legittimazione, dignità, un luogo istituzionale di sostegno e di conoscenza dove ritrovarsi e scoprirsi non più soli e dimenticati. Tutte cose che, a ben vedere, vengono prima dei finanziamenti e che rappresentano una precondizione per affrontare e cercare di risolvere parte dei nostri problemi.
Per tutti questi motivi, ad esempio, la costituenda Federazione delle Aree Interne è il miglior approdo possibile non solo della Strategia in quanto tale ma dell’intero movimento culturale a favore dei Piccoli Comuni italiani”.
Tra gli innumerevoli spunti che questa politica offre, Mignogna suggerisce di concentarsi sui cittadini delle Aree Interne. Secondo il suo pensiero, c’è qualcosa di profondo che va in qualche maniera affrontato e indagato.
In un libro che parla di problemi e prospettive della Strategia Nazionale delle Aree interne vista dal punto di vista degli amministratori, alla domanda su quali siano i maggiori punti di confronto con la cittadinanza, quasi tutti i Sindaci intervistati hanno risposto nella stessa maniera: le piccole cose, i lampioni e le buche. Non l’emigrazione, la disoccupazione, lo spopolamento, l’assenza di servizi. “Alcuni Sindaci – continua Mignogna – parlano esplicitamente dell’incapacità dei loro cittadini di andare oltre il piccolo bisogno quotidiano. Altri sono ancora più duri (“i cittadini sono sopravvissuti che galleggiano”). Ed in pochi si spingono addirittura oltre: “avremmo bisogno di una visione diversa”, di un sogno, di una missione. E’ chiaro che non è colpa dei cittadini, ma è’ un fatto però che la maggioranza degli abitanti dei Piccoli Comuni fatichi a sposare progetti a medio – lungo periodo. È probabilmente troppo delusa e sfiduciata per lasciarsi coinvolgere in visioni e missioni. Cerca la piccola soluzione alla piccola esigenza quotidiana. Forse perché, dopo anni di tagli e ristrettezze economiche, anche questa è avvertita come una conquista.  Ad ogni modo non saprei dare una spiegazione a questo ‘sentimento’, ma so che occorre fare qualcosa. L’ordinaria amministrazione, per quanto importante, non può bastarci”. Per il sindaco di Biccari deve scoccare l’ora della partecipazione. Quella vera, reale. Solo così ci si può salvare. Il futuro dei Piccoli Comuni non può essere una questione da addetti ai lavori. La Strategia Nazionale delle Aree Interne deve coinvolgere maggiormente le popolazioni locali e farsi capire, perché senza di loro non c’è storia. “C’è un vuoto da riempire – conclude Mignogna – La chiave di volta, per la Strategia e più in generale per il futuro delle nostre piccole realtà, non può che essere la partecipazione e la consapevolezza delle comunità locali. E’ lì che si deve lavorare. Non può essere che il problema più sentito nei Piccoli Comuni sia quello dei lampioni spenti. Abbiamo bisogno più di luce negli occhi, che di lampadine nelle strade”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *