Piccoli comuni e nuovo Governo, come andrà?

DAL BLOG MELASCRIVO.IT

Facciamo un piccolo esperimento. Nel dibattito sulla fiducia al nuovo Governo Conte si è parlato di piccoli comuni e di aree interne?
Poco e, salvo un paio di eccezioni, in maniera assolutamente generica.
Ecco qui di seguito, dall’analisi dei resoconti parlamentari, i passaggi più significativi che sono stati dedicati ai borghi italiani.
Innanzitutto, il Presidente Conte, uomo di Volturara Appula piccolo borgo del sud:
“Per le aree più disagiate dobbiamo promuovere il coordinamento di tutti gli strumenti normativi esistenti, come i contratti istituzionali di sviluppo, le zone economiche speciali e i contratti di rete, ed intervenire affinché i fondi europei di sviluppo e coesione siano utilizzati al meglio per valorizzare i territori. In particolare, i contratti istituzionali di sviluppo sono un esempio virtuoso di azione politica concreta e rapida, che abbiamo già sperimentato con successo e che intendiamo riproporre in tutte le aree economicamente disagiate del Paese. Dobbiamo, inoltre, attuare la legge per la valorizzazione dei piccoli comuni e sopprimere gli enti inutili. In questo contesto occorre anche garantire e tutelare con la massima intensità le autonomie a statuto speciale e le minoranze linguistiche”.


Poi, nel corso del dibattito alla Camera ed al Senato, i seguenti interventi dell’on. Chiara Braga (PD):

“Una nuova stagione di crescita, quindi, verde, giusta, competitiva per l’Italia, un piano immediato di investimenti pubblici verdi mirati alla mitigazione e all’adattamento del cambiamento climatico, al contrasto del dissesto idrogeologico, alla rigenerazione delle aree interne. Le regioni del nostro Paese, le città italiane sono ricche di orgoglio e di storia, le aree interne non possono guardare solo a se stesse, in un “prima di noi” che vorrebbe semplicemente dire non esserci, sparire nella complessità del mondo contemporaneo. Rilanciamo la strategia per le aree interne e dotiamo il nostro Paese di una strategia nazionale e di un’agenda urbana per lo sviluppo sostenibile”.
Dell’on. Michele Bordo (PD):


“Sono fiducioso perché penso che stavolta il Governo, a differenza del passato, lavorerà per costruire una visione per il Sud che forse è mancata negli anni scorsi. Non più politiche diverse allora per le due aree del Paese, assistenza per il Sud e sviluppo per il Nord, ma scelte nazionali che però siano in grado di rilanciare innanzitutto le tante risorse presenti nel Meridione. Dobbiamo sbloccare gli investimenti infrastrutturali, utilizzare e gestire meglio le risorse europee e nazionali; dobbiamo valorizzare la straordinaria bellezza e la forza culturale e paesaggistica dei nostri piccoli comuni e delle nostre aree interne”.


Dell’on. Riccardo Ricciardi (M5S):


“E proprio l’agricoltura può segnare un cambio di passo e di paradigma vero: non più vederla e considerarla come un settore del passato ma un campo decisivo per il futuro. E lo si può fare con provvedimenti immediati, sostenendo l’agricoltura nelle aree marginali, promuovendo le filiere e le buone pratiche agronomiche e confidando nella credibilità acquisita dal Presidente Conte per negoziare la nuova politica agricola comune che dovrà valorizzare la peculiarità del nostro territorio”.


Più articolato l’intervento del Senatore valdostano Laniece :


“Noi abbiamo esigenze importanti, come l’ammodernamento delle infrastrutture e della linea ferroviaria in particolare; il potenziamento del turismo, del commercio e dell’industria; la possibilità di mantenere un welfare (sanità e politiche sociali) di qualità, tenendo conto che in montagna il costo di questi servizi basilari aumenta del 30 per cento”.

E, in ultimo, quelli più critici dei parlamentari di opposizione Massimo Garavaglia (Lega) e Perosino (Forza Italia):
“Abbiamo anche istituito insieme a voi nel precedente Governo dei fondi proprio per i comuni, soprattutto per i più piccoli: prima 400 milioni, poi altri 500 e ce ne sono ancora a decorrere. Che fate? Li togliete? Noi quei fondi li avevamo dati a tutti, indistintamente, senza fare preferenze politiche, perché per noi i comuni, le province, le regioni sono tutti uguali”
L’unico a citare il termine “spopolamento” è il sen. De Bonis (misto):
“Il nostro Paese necessita di un programma che riparta dal settore primario, quello agricolo….è opportuno debellare definitivamente il fenomeno del caporalato, oltre che lo spopolamento di interi paesi rurali”.


In centinaia di pagine di resoconti parlamentari non c’è null’altro di significativo. Diciamo che le aree interne ed i piccoli comuni non sembrano essere proprio una priorità della politica.

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